Legami di Legumi – semi nutrienti per un futuro sostenibile

L’ONU dichiara il 2016 Anno Internazionale dei legumi: semi nutrienti per un futuro sostenibile.

“i Legumi contribuiscono allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile. Fissando notevoli quantità di azoto nel terreno, i legumi sono in grado di fertilizzare i suoli, attenuando il bisogno di fertilizzanti industriali. Le fave servono al meglio lo scopo, ma anche i fagioli secchi possono aggiungere fino a 70 Kg di azoto per ettaro. I legumi, inoltre, richiedo un minore consumo d’acqua rispetto ad altre fonti di proteine, contribuendo alla gestione sostenibile delle risorse” – Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)


 

legami di legumi - logo evento
Lenticchie di Santo Stefano di Sessanio (AQ) – presidio Slow Food

L’uso dei legumi come alimento di base risale a più di 20.000 anni or sono in alcune culture orientali, mentre i fagioli veri e propri furono coltivati per la prima volta dalle civiltà messicane e peruviane 5.000 anni or sono ed erano molto diffusi sia tra gli Aztechi che tra gli Incas. Sebbene gli storici non siano ancora certi se il fagiolo sia stato introdotto in Europa dopo la scoperta dell’America, è noto che la coltivazione di questo legume prende piede dopo quella data.

Il segreto dei legumi è la loro varietà e il loro immenso valore nutritivo e l’Europa trasse immenso vantaggio dall’introduzione di queste nuove varietà. Come ha affermato Umberto Eco, la coltivazione dei fagioli in Europa ebbe un ruolo fondamentale nel salvare gli Europei da un cupo destino di denutrizione: “Senza i fagioli la popolazione europea non si sarebbe raddoppiata in pochi secoli, e oggi non saremmo centinaia di milioni…

Anche nell’ambito della regione alpina dell’Europa si ebbe un incremento della coltivazione di questi legumi. Prima ancora della conquista romana i legumi sono stati un elemento fondamentale nella vita della maggior parte della popolazione della Rezia antica. Nei campi si raccoglievano cereali (farro, orzo, segale, avena, miglio e spelta), ma anche legumi allora conosciuti (fave, piselli, lenticchie, dolici). Ma tra i prodotti del nuovo mondo i fagioli furono i primi ad affermarsi perché mancava l’impatto della novità: in effetti si conosceva sin dall’antichità il dolico, dal seme piccolo e contraddistinto dal minuscolo occhio che lo battezza, che tuttavia godeva di scarsa reputazione gastronomica. In Italia i fagioli “turcheschi” (come veniva chiamata qualsiasi cosa che arrivasse da lontano) comparvero per la prima volta nel 1529, nella montagna veneta e da allora non abbandonarono più le Alpi, perché incontrarono da subito il favore generalizzato del ceto contadino sempre alla ricerca di cibo nutriente che unisse il vantaggio di una pianta dal breve ciclo di vegetazione, che producesse cibo energetico, che riempia lo stomaco e che si conservi facilmente.

Dal punto di vista agronomico queste coltivazioni hanno un impatto ambientale decisamente positivo grazie alle scarse esigenze idriche e di fertilizzazione chimica, in particolare quella azotata (che è anche quella più inquinante) in quanto le leguminose sono piante azotofissatrici, cioè in grado di apportare azoto al terreno in cui vengono coltivate. Sono proprio queste peculiarità che ne hanno reso possibile la coltivazione anche in condizioni pedoclimatiche complesse, come quelle che si ritrovano in alta collina e in montagna, dove le alternative colturali non sono molte ed il rischio di abbandono dei terreni è elevato.


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Legumi in Val Codera

Anche in Val Codera si resero coltivabili vaste zone, che furono sistemate a terrazzamento con la costruzione di poderose muraglie a secco di sostegno, e fagioli, fagiolini e piselli da centinaia di anni accompagnano la vita dei valligiani, nelle varietà colurali “di Cudèra”, screziati di beige, o “bianchi”, o “mangiatutto”, coltivati da soli o, meglio, abbinati alla patata ed al granoturco, con la caratteristica distribuzione perimetrale dei sostegni (i “frascùm”).

L’Associazione Amici della Val Codera onlus, in considerazione dell’esistenza di varietà valligiane autoctone di fagioli, rimaste tali a causa dell’isolamento della zona (il capoluogo della valle, Codera, è raggiungibile solo con due ore di cammino, ma rimane vitale ed abitato tutto l’anno), dell’apporto che la montagna può dare alla diffusione della coltivazione di legumi, finalizzata alla salute umana ed alla conservazione della biodiversità del sistema alpino, e delle iniziative da tempo intraprese per la tutela e lo sviluppo coerente del territorio di Codera e della sua biodiversità, ha ritenuto opportuno organizzare una serie di iniziative di divulgazione e di discussione del tema LEGUMI in occasione dell’Anno Internazionale 2016 dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.



Legami di Legumi

Due giorni, il 25 e 26 il giugno 2016, di riflessione, degustazione, attività culturali, espositive e didattiche sul ruolo e sull’importanza dei legumi nella dieta alpina, sugli ecotipi maggiormente diffusi e sul rapporto tra coltivazione di legumi e paesaggio agricolo terrazzato. La manifestazione originata dalla collaborazione tra l’Associazione Amici della Val Codera, la Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile e Slow Food Lombardia prevede un articolato programma di eventi.

“Legami di legumi” ha ottenuto il riconoscimento dalla Segreteria dell’International Year of Pulses (IYP)


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Convegno “I legumi e l’uomo”

con relazioni sull’importanza storica dei legumi sulla salute umana, sull’ambiente in generale e sulla montagna italiana in particolare, Nella giornata del 25 giugno sono intervenuti:

  • Michela Bramati (terapista alimentare olistica): Recuperare la cultura dei legumi: la carne del pianeta, la carne della salute. Piante straordinarie dal punto di vista alimentare.
  • Marco Cordignano (Associazione Amici Val Codera): I legumi e l’arte

  • GianMario Folini (Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile): Il progetto “Val Codera”
  • Riccardo Geminati, responsabile e referente Comunità del Cibo condotta Slow Foood Bassa Bresciana
  • Roberto Giardini (Associazione Amici Val Codera): Tradizione agricola e legumi in Val Codera
  • Alberto Magri (agronomo): Utilizzo delle leguminose in agricoltura; leguminose spontanee e simbiosi micorrizica
  • Patrizio Mazzucchelli (Raetia Biodiversità Alpine): I legumi di montagna
  • Pierfranco Ravizza (cardiologo riabilitativo):La salute dai legumi;
  • Orazio Rossi (Formatore-coordinatore CAA ACLI Lombardia): schede storico antropologiche sulle principali leguminose alimentari delle terre alte;
  • Guglielmo Scaramellini (Università di Milano): Il paesaggio agrario delle Alpi e della Valchiavenna.

 


Gli eventi a supporto

Legumia mostra organizzata con il supporto della rete dei Presidi di Slow Food Italia e composta da oltre 340 varietà di legumi;

Leguminose stampate, esposizione di 60 riproduzioni di stampe ad acquerello di piante della specie Leguminosae;

Laboratorio Leguminoso: scoprire e usare i legumi in cucina: laboratorio pratico, guidati dalle massaie. alla scoperta di ricette antiche e nuove a base di leguminose (Domenica 26);

Leguminando offerta di ristorazione nella sera di sabato 25 e pranzo di domenica 26 con portate con ricette a base di legumi noti e meno noti;

Visita didattica agli Orti della Biodiversità alpina V ed ai campi di Codera dove si coltivano legumi ed orticole provenienti dalla Fondazione Svizzera Pro Specie Rara;

Mercato agroartigianale di prodotti locali dell’artigianato e dell’agricoltura della valle;

Potere allo sciame per un’apicoltura sostenibile: visita guidata alle arnie TOPBAR con gli sciami presenti a Codera nell’ambito del progetto “Potere allo sciame” per una più naturale produzione del miele che garantisca una migliore qualità di vita agli animali garanti della biodiversità.

Geoparco del Granito: visite guidate al Museo di Valle ed alla sezione geologica che illustra le peculiarità del territorio, dominato dalla presenza del famoso granito Sanfedelino e dalla pegmatite con le sue peculiari cristallizzazioni.

Scambio Biodiverso: scambiare i legumi della biodiversità

 

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